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Aleksandr Annenkov

L’autore · Aleksandr Annenkov

Tra mappa e codice

Geografia, tecnologia e l’abitudine di capire come funzionano luoghi, dati e sistemi.

Buongiorno, cari lettori del mio diario. Mi chiamo Aleksandr Annenkov.

Sono geografo di formazione. Mi sono laureato presso la Facoltà di Geografia dell’Università Statale di Perm e ho iniziato il mio percorso professionale con i GIS, la cartografia e l’urbanistica. Per me una mappa non è mai stata soltanto un’immagine del territorio. È un modo per organizzare informazioni sparse, cogliere le relazioni tra gli elementi e capire perché uno spazio è fatto proprio così.

Forse per questo il passaggio dalla geografia alle tecnologie digitali è stato più naturale di quanto possa sembrare dall’esterno. All’inizio c’erano i dati spaziali e i sistemi informativi geografici, poi sono arrivati la modellazione informativa, i requisiti dei dati, gli ambienti di condivisione dei dati e la digitalizzazione delle infrastrutture. In seguito si sono aggiunti i sistemi di classificazione, i documenti leggibili dalle macchine, le ontologie, le basi di conoscenza, i gemelli digitali e l’intelligenza artificiale.

I nomi delle tecnologie cambiano rapidamente, a volte più in fretta delle presentazioni dedicate alla tecnologia precedente. Dietro quei nomi, però, per me resta sempre la stessa domanda: come descrivere la complessità del mondo reale in modo da poter lavorare con la sua rappresentazione digitale in maniera sensata?

La geografia insegna a vedere il sistema dietro il singolo elemento. Un fiume appartiene a un bacino; una città dipende dalla posizione, dal rilievo, dai collegamenti e dalla storia; un paesaggio deriva da molti processi avvenuti in epoche diverse. Nei sistemi digitali accade qualcosa di simile. Un modello, un documento o un insieme di dati diventa davvero utile quando se ne comprendono il posto, le relazioni, l’origine e gli usi futuri.

Da qui nasce il mio interesse professionale per la trasformazione digitale delle infrastrutture. Mi interessa capire come i dati diventino conoscenza ingegneristica, come i requisiti normativi diventino leggibili dalle macchine e come i modelli informativi si colleghino ai processi reali. L’intelligenza artificiale ha bisogno di un contesto sufficientemente strutturato per essere uno strumento utile, invece dell’ennesima finestra d’effetto con un pulsante «Genera».

Anche l’insegnamento è una parte importante di questa storia. Spiegare la modellazione informativa, le piattaforme digitali o i dati a studenti e colleghi fa emergere rapidamente le lacune della propria comprensione. Una buona spiegazione è spietata con le formule eleganti ma vuote. Forse per questo mi piace scomporre i temi complessi finché, dietro la terminologia, torna a vedersi come funziona davvero il sistema.

Questo modo di guardare il mondo continua anche fuori dal lavoro. Mi interessano le città, i paesaggi naturali, la storia, le strade, l’architettura, la fotografia e i viaggi. Li considero occasioni per fermarmi e capire perché una città sia nata proprio lì, come fosse prima il paesaggio, come le persone abbiano adattato lo spazio alle proprie esigenze e quali tracce del passato continuino a determinarlo oggi.

È così che è nato questo diario. Qui convivono viaggi e tecnologia, geografia e prodotti digitali, fotografie e testi lunghi. A prima vista sembrano argomenti diversi. Per me li unisce un’abitudine: guardare oltre la prima impressione e cercare di capire come sono fatte le cose.

Forse per questo mi trovo ancora da qualche parte tra mappa e codice.

E mi sembra di starci piuttosto bene.